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 I nostri incontri nel 2015 a Villa Bertelli
 
 
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VILLA BERTELLI

Lunedì 16 Febbraio - ore 18,00

Franco PEZZICA

Inferno
Canto I come proemio della Commedia Dantesca

Lavinia Mazzucchetti
La Commedia di Dante Alighieri è un poema epico, e il primo canto dell'Inferno ne è il Proemio. Nel secondo verso - mi ritrovai per una selva oscura - da una condizione umana universale si passa - Nel mezzo del cammino di nostra vita - entra in scena Dante personaggio (agens), l'io del poeta fiorentino, chiamato per volontà di Dio a percorrere i tre regni dell'oltretomba cristiano. La Commedia può essere vista come una "Danteide", al pari dell'Eneide: i due protagonisti hanno una missione, quello antico di fondare a seguito della distruzione del superbo Iliòn Roma e il suo impero, quello moderno di riportare – attraverso la personale esperienza di "smarrimento" - l'umanità sulla diritta via, quella del bene e della giustizia che porta a Dio. Dante è anche l'autore (auctor) che narra quel percorso (vissuto con angoscia nell'Inferno, attesa nel Purgatorio e felicità nel Paradiso): infatti, osserva Dante, anche solo a ripensarci, solo a rievocarla, quella selva rinova la paura. La fa rinascere in Dante, personaggio e scrittore, come è ben sottolineato dalla ripetizione dell'io in 15 versi (7-21). Per sfuggire a tale situazione Dante guarda in alto ed è confortato dalla luce del Sole che mena dritto altrui per ogni calle. Ma l'intervento delle tre fiere - la lonza (lussuria), il leone (superbia) e la lupa (cupidigia/avarizia) -, vive nella loro dinamicità, porta la tragedia di Dante alla sua massima tensione: il protagonista arretra, anzi precipita (io ruinava in basso loco). La bella stagione (primavera) e l'apparizione di Virgilio, che appare evanescente (fioco), lo rincuorano. Il poeta latino è, anzitutto, voce poetica, parola (fonte / che spandi di parlar sì largo fiume; di altri poeti onore e gloria; Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, / tu se' solo colui da cui' io tolsi / lo bello stile che m'ha fatto onore), poi filosofia (famoso saggio, maestro di sapienza). Mondo biblico e mondo classico (fra loro non c'è opposizione, ma continuità) sono i due poli della cultura dantesca, e il poeta fiorentino affida proprio a Virgilio la profezia del veltro, che è Dante stesso o, meglio, la Commedia stessa: Cacciaguida, nel c. XVII del Paradiso, affida al suo discendente la missione di scrivere il poema sacro che è una parola (parola poetica che illumina la coscienza fusca degli uomini ), una vision (ciò che l'agens ha visto), una voce (messaggio morale), un grido (accusa contro le più alte cime, i potenti responsabili della crisi morale e politica in atto). La Commedia è dunque il viaggio di Dante dalla città terrena, rinnovata dal veltro, alla città celeste: Virgilio ne sarà la guida fino al Paradiso terrestre, poi interverrà Beatrice.
 
 
 
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