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 I nostri incontri nel 2015 a Villa Bertelli
 
 
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VILLA BERTELLI

Lunedì 15 Giugno - ore 18,00

Monica L'ELTORE

"La scenografia di Galileo Chini e Giacomo Puccini"
Autoritratto di Arturo Dazzi
Non molto numerose, né molto illuminanti sono le testimonianze dirette che possediamo su Galileo Chini scenografo e costumista teatrale: il che non può far meraviglia, in quanto i critici considerarono per lungo tempo il teatro come un rapporto autore-attore, lasciando l'"allestimento" al rango di localizzazione ambientale.

Non è un caso, quindi, che il contributo dato da Chini alla storia della scenografia italiana contemporanea, sia l'aspetto meno conosciuto e meno studiato della sua attività. Il teatro vero gli offriva la possibilità di arricchire la sua visione scenografica, anzi di completarla con la terza dimensione: un'esperienza quanto mai interessante per un artista, vedere un suo quadro ingrandito ed animato, vivo e vero, in cui il colore vibra in ogni suo registro cromatico; è certo che Chini, nel suo sia pur saltuario lavoro scenografico, andò molto al di là dei tempi. L'incontro tra Chini e Puccini avvenne tra il 1916 e 1917, periodo in cui Chini era il decoratore e affrescatore più ricercato in Italia e Puccini intendeva decorare la sua villa di Viareggio; quel progetto non andò in porto, ma i due, che divennero amici, cominciarono una collaborazione lavorativa già verso la fine del 1917 per l'opera divisa in tre parti: Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi, chiamata Trittico. Dei progetti scenografici eseguiti da Chini solo quello per "Gianni Schicchi" venne realizzato e piacque a Puccini, il lavoro fu rappresentato in prima assoluta al Metropolitan Opera di New York il 14 Dicembre 1918.

Puccini fu subito conquistato dall'invenzione di Chini per Schicchi : "il bozzetto per Schicchi per me è bellissimo, è vero 1200, nudo e crudo coi muri a calcina e poco affresco". Nel 1924 Chini si era nuovamente messo al lavoro con Giacomo Puccini per la sua ultima opera: "Turandot".
Gli anni trascorsi nel Siam (dal 1911 al 1914) si rivelano, nel tempo, una fonte preziosa e insopprimibile; ed è proprio grazie al lucidissimo ricordo delle esperienze vissute a Bangkok che Chini crea quegli autentici capolavori che sono le scene per "Turandot", per la quale il pittore realizza il capolavoro scenografico della sua lunga vita. Vivo Puccini, l'opera era stata inserita nel cartellone del Teatro alla Scala per l'Aprile 1925; a causa della prematura scomparsa del compositore, andò, invece, in scena esattamente un anno dopo, il 25 Aprile 1926 sotto la direzione di Arturo Toscanini. Fu talmente clamoroso il successo suscitato dalla Turandot di Chini, che le sue scene sono rimaste a modello-base di quant'altre scenografie furono fatte per le esecuzioni di "Turandot" in teatri d'ogni parte del mondo. Trasferitosi, dopo il 1925, nella "Casa delle vacanze" al Lido di Camaiore, Chini si dedicherà quasi completamente all'attività pittorica da cavalletto, tralasciando, quasi definitivamente, tutti gli altri generi in cui operava.

 
 
 
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