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 I nostri incontri nel 2015 a Villa Bertelli
 
 
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VILLA BERTELLI

Lunedì 9 Marzo - ore 18,00

Anna LAGHI

"Arturo Dazzi"
Autoritratto di Arturo Dazzi
La professoressa Anna Vittoria Laghi, docente all'Accademia di Belle Arti, ricorda Arturo Dazzi, figura storica della scultura del Novecento nato a Carrara 130 anni fa, il 13 gennaio 1881, in via Finelli 36.

Dazzi si era formato nella nostra Accademia, da cui era partito per andare a Roma, era ritornato nel 1929 come titolare della cattedra di scultura che tenne in qualità di docente fino agli anni '50. Aveva fatto ritorno a Carrara dopo aver ottenuto prestigiosi riconoscimenti e premi in ambito nazionale ed internazionale e dopo aver partecipato alle più importanti manifestazioni artistiche del periodo. Membro dell'Accademia di San Luca nel 1932 e Accademico d'Italia nel 1937, Dazzi fu anche un instancabile lavoratore in vari campi, dalla scultura monumentale a quella di piccolo formato, dalla pittura al disegno, discipline che coltiva continuativamente, e con grande passione, fino alla morte avvenuta il 16 ottobre 1966. Nell'arco della sua vita realizza circa 63 monumenti collocati nelle piazze delle maggiori città italiane ed altrettante sculture di piccolo formato per commissioni pubbliche e private che vengono esposte alle Biennali di Venezia fra il 1914 e il 1940. E se nell'opera monumentale, il maestro sembra esprimere un forte connotato eroico che prima si esalta nel nudo virile quale metafora di nuove qualità morali dell'uomo e poi si stempera in un linguaggio armoniosamente scandito e sereno, nelle opere di piccolo formato si fa interprete di una ritrattistica attenta al recupero di affetti privati e di una inedita "poetica animalista" per la quale diventa famoso a partire dal 1926. In entrambi i casi l'arte di Dazzi diventa modello di riferimento della nuova scultura italiana e come tale entra nelle collezioni di noti spazi pubblici. La Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma conserva Antonella, un marmo bianco dallo stile serrato e insieme umano e caldo e la versione in marmo rosso del notissimo Cavallino. L'opera eseguita nel 1928 e più volte replicata da Dazzi, è attualmente esposta insieme a Cavalli di Carlo Carrà, il dipinto che l'amico pittore aveva realizzato nello studio di Dazzi a Forte dei Marmi. «La Versilia mi fece diventare pittore» scrive Arturo Dazzi all'indomani del suo definitivo trasferimento a Forte dei Marmi nel 1926. A partire da tale data si intensifica la sua attività di pittore. Nella pittura ritrova un campo di espressione più libero e privato al di fuori dei condizionamenti che la scultura impone. Alcuni dei dipinti più significativi, quelli che espone, negli anni Trenta del Novecento, in prestigiose rassegne, entrano, per il tramite dello stesso artista, nelle collezioni dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. Altre furono donate al Comune di Forte dei Marmi che ancora oggi le conserva insieme ad un considerevole numero di gessi, disegni e documenti. Nello studio di Forte dei Marmi nasce anche la stele Marconiana dell'Eur di Roma per la quale Dazzi scolpisce 92 pannelli. Vi lavora con intensità dal 1939 al 1959 creando un vero e proprio racconto figurato, quasi un affresco misto di religiosità, natura e aspirazioni spirituali dove la stasi delle figure, la loro sintesi espressiva conducono l'arte del maestro nell'aura della pura dimensione contemplativa.

 
 
 
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